1) Storia di Ordinaria Ipocondria

Si fa presto a dire “sono ipocondriaco”. In certi ambienti fa molto fico, persino. Ma sì, in tutti quei salotti della sinistra progressista metropolitana dove ci si scambia numeri e commenti su psico terapeuti, dritte sulle barche a vela, pettegolezzi sulle nomine ai vertici dei giornali e lamentele generiche sullo stato socio politico della nazione.


“Sono ipocondriaco”, detto con il sorriso, equivale a “ho la gotta” pronunciato con la bocca piena di selvaggina. Non è credibile. Deve essere necessariamente accompagnato da un’espressione di angosciata presa di coscienza, tipo “non mi avevi detto che non prendi la pillola contraccettiva”.

L’ipocondriaco vive un incubo fatto di paranoie e giostre emotive, è uno schiavo dei suoi limiti e allo stesso tempo non se ne stacca, quasi fosse un tratto genetico immutabile. Diffidare dunque da chi usa questa parola con leggerezza. 

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